Il diabete

Il diabete mellito di tipo 2 è una malattia metabolica ad andamento cronico-degenerativo e rappresenta più del 90% dei casi di diabete nel mondo.

Il nesso tra diabete mellito tipo 2 e sovrappeso ed obesità è molto forte tanto che stima che negli stati uniti fino a circa il 60% dei pazienti diabetici sono anche obesi (BMI >30) mentre tale percentuale arriva a superare l’80% se si considerano anche i pazienti in sovrappeso (BMI>25).

Il diabete mellito tipo 2 è caratterizzato da un costante aumento dei livelli di zucchero nel nostro sangue (iperglicemia) causato, nelle fasi iniziali della malattia, da una condizione di scarsa sensibilità del nostro stesso organismo all’insulina (ormone che promuove la rimozione degli zuccheri dal sangue), seguita dallo sviluppo di una insufficiente produzione d’insulina stessa da parte del pancreas che poi continua a decrescere inesorabilmente durante la storia naturale della malattia.

Il diabete mellito tipo 2 è una malattia subdola, della quale ancora oggi non ne viene pienamente percepita da parte del paziente la gravità. A ciò contribuisce anche il fatto che, almeno nelle fasi iniziali, è una malattia scarsamente o del tutto asintomatica (tanto che possiamo anche non accorgerci di esserne affetti).

Tuttavia, l’assenza nella fase iniziale della malattia di sintomi rilevanti, non risparmia al nostro organismo il verificarsi e protrarsi di un danno cronico indotto dall’iperglicemia a carico di vari apparati ed organi che si manifesterà solo dopo alcuni anni dall’esordio della malattia ma che sarà espressione anche dell’efficacia delle cure ricevute nelle fasi iniziali della malattia conosciuta. La possibilità di sviluppare complicanze del diabete sarà tanto maggiore quanto peggiore sarà stata l’incisività delle cure atte a mantenere livelli di glicemia appropriati anche nella fase precoce della malattia diabetica, momento in cui la malattia è ancora molto spesso asintomatica. L’ottenimento di un controllo precoce, già dal momento della diagnosi, della malattia diabetica ed anche se transitorio, si è dimostrato essere in grado di offrire un effetto protettivo sullo sviluppo di complicanze vascolari a lungo termine (tra cui infarti ed ictus). Questo fenomeno è stato definito memoria metabolica.

I pazienti malati di diabete mellito hanno una mortalità pari a circa 2 volte superiore rispetto ai non diabetici (1,9 per gli uomini e 2,6 per le donne) e si stima che il diabete mellito abbia causato solo nel 2012 1.5 milioni di morti nel mondo.

Risulta anche essere la principale causa di cecità nei soggetti di età compresa tra i 24 ed i 60 anni, causando la cosiddetta retinopatia diabetica che colpisce l’80% dei pazienti che sono diabetici da 10 anni o più.

L’iperglicemia cronica tipica del diabete si associa con un danno d’organo che causa la disfunzione e l’insufficienza di differenti organi ed apparati oltre al cuore ed agli occhi, specialmente il rene, il sistema nervoso autonomo e periferico, ed in generale i vasi sanguigni.

Il 50% dei pazienti diabetici muoiono infatti per l’insorgenza di infarti od ictus ed in questi pazienti il rischio di stroke è raddoppiato rispetto alla popolazione non diabetica.

Anche le amputazioni degli arti inferiori sono 10 volte superiori nei pazienti diabetici rispetto alla popolazione non diabetica e si stima che il 50% delle amputazioni degli arti inferiori per cause non traumatiche siano causate dal diabete mellito. Inoltre il diabete mellito tipo 2 è tra le principali cause di sviluppo di insufficienza renale cronica che richiede il ricorso alla dialisi.

Inoltre, i danni indotti dall’iperglicemia si verificano anche a carico del nostro sistema nervoso configurando la cosiddetta neuropatia diabetica che colpisce principalmente i piedi (provocando il piede diabetico con sviluppo di ulcere croniche e deformità) od altri apparati come il tratto digerente, la vescica e gli organi sessuali causando, spesso, casi di disfunzione urinaria ed erettile nell’uomo.

Cosa possiamo fare quindi, una volta ricevuta la diagnosi di diabete mellito tipo 2, per ridurre al massimo le possibilità di sviluppare queste complicanze disastrose della malattia diabetica?

Dobbiamo mettere in atto tutte quelle terapie mediche e modificazioni dello stile di vita atte a ridurre i livelli della glicemia nel sangue e a mantenerli sotto controllo il più efficacemente possibile. Una stima dei valori dei livelli di glicemia nei precedenti 2-3 mesi ci viene data dal dosaggio su prelievo di sangue dei livelli della cosiddetta Emoglobina Glicata. Tanto più elevati saranno i livelli di questo parametro tanto peggiore sarà stato il controllo della glicemia nei 2-3 mesi precedenti.

Numerosi studi clinici pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali hanno dimostrato che un trattamento intensivo del diabete mellito di tipo 2, atto quindi a raggiungere nel più breve tempo possibile un appropriato controllo glicometabolico (in particolare dei valori di emoglobina glicata) e mantenerlo poi ovviamente nel tempo, rappresenta la migliore strategia per prevenire l’insorgenza delle complicanze della malattia diabetica sopra descritte.

Purtroppo risulta molto difficile nella pratica clinica quotidiana ambulatoriale mettere in atto tutti gli sforzi terapeutici ed organizzativi atti ad offrire a tutti i pazienti diabetici cure e controlli ottimali e tantomeno intensivi, come recentemente anche affermato nella Relazione 2014 del Ministero della Salute Italiano sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni in tema di diabete mellito. In questo documento si afferma infatti che dai dati ad oggi disponibili sul monitoraggio metabolico e la terapia delle persone con diabete rilevati dal Sistema PASSI (Progressi delle aziende Sanitarie per la Salute in Italia), “la qualità della cura è ancora lontana dall’ottimale”.